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JUNGO E IL PENSIERO LATERALE   -  la nascita di Jungo

 

Il “pensiero laterale” (“Lateral thinking” – Edward De Bono), è la tecnica creativa di risoluzione di un problema, con un approccio indiretto ovvero da angolature diverse, lasciando che la complessità stessa delle questioni suggerisca le possibili soluzioni, e facendo giocare e interagire fra loro gli elementi del problema;  è il contrario dell’approccio ‘diretto’, a cui siamo normalmente educati, che consiste nell’affrontare linearmente il problema dal lato più ‘razionale’.

 

Perché parlare di pensiero laterale nel contesto di Jungo ?

 

Normalmente si guarda al problema del ‘traffico’ concentrandosi sugli aspetti più appariscenti della questione, ovvero l’assenza di parcheggi, il rallentamento della circolazione, l’inquinamento delle città. Si tratta di aspetti rilevanti e complessi, che però costituiscono un effetto, e non la causa del traffico.

L’approccio ‘razionale’ e ‘diretto’ vede come ‘causa’ del problema un fatto ineliminabile: l’esigenza degli spostamenti individuali; le possibili soluzioni, coerentemente, sono la realizzazione di nuovi parcheggi, l’attivazone di nuovi mezzi pubblici per la mobilità, la creazione di benzine a più basso impatto.

 

L’intuizione di Jungo è ‘laterale’ in quanto anziché concentrarsi sul luogo comune, preferisce soffermarsi e riflettere su un fatto apparentemente collaterale e “ineliminabile”, ovvero l’oggettiva stranezza di milioni di auto circolanti… con un solo automobilista a bordo!   L’intuizione è quella di concentrarsi su di un fatto “marginale”, e cioè che, a rigore, una macchina, dal momento che si muove, potrebbe benissimo ottimizzare lo sforzo, imbarcando il massimo dei viaggiatori.

Occorre la semplicità di un bimbo per stupirsi davanti al fenomeno per cui, con cento persone che vanno nella stessa direzione sulla stessa strada, ci sono cento macchine, anziché venticinque!   Alcuni considerano tali fenomeni come ‘strutturali’ e non degni di meraviglia;  essi si fermano di fronte alla constatazione ovvia che poca gente è disponibile a rischiare la propria sicurezza mettendosi nelle mani di uno sconosciuto.  Il loro errore sta nel rifiuto di usare l’immaginazione. Come dovrebbe essere il mondo, perché uno abbia desiderio di “tirar su” le persone per strada?

Chi ha usato l’autostop come ‘tecnica di viaggio’ abituale, sa che, se da una parte esso è un mezzo piacevole, dall’altra è destinato a rimanere un mezzo per pochi avventurosi, dal momento che necessita sportività, coraggio, e anche disponibilità di tempo.   A riflettere sulle remore allo spontaneo abbinamento automobilistico, si comprende che gli ostacoli sono, in ultima analisi, solo due: la mancanza di un incentivo economico e l’incognita della sicurezza. E’ interrogandosi su tale problema, che nasce Jungo: e la risoluzione è nel creare i presupposti realistici, appunto, per la spinta lucrativa e per la sicurezza degli utenti.

 

 

Non tutte le invenzioni nascono dalla tecnologia

 

Ci sono invenzioni che aumentano lo stock di tecnologia, e ci sono sistemi innovativi che migliorano l’efficienza della tecnologia esistente.  Questi ultimi possono essere altrettanto importanti dei primi.

In un secolo e in un paese in cui tutti si davano da fare per creare nuovi brevetti per invenzione, nel 1930 Michael Cullen non inventò proprio nulla (e infatti è sconosciuto ai più), ma mise insieme alcuni concetti già esistenti – servizio self-service, accorpamento di esercizi, standardizzazione - e li ricompose in una delle massime espressioni di successo commerciale: il supermercato!

 

Jungo, tutto sommato, non fa altro che mettere insieme concetti già noti, per trarne una strategia innovativa.

Tali concetti sono: ottimizzazione del parco macchine, previsione di costo (la card contiene il modo di calcolo della spesa pro capite), sicurezza (la card attesta l’affidabilità del titolare).   Si avvale inoltre della telefonia e del web.

L’esito è la creazione di un nuovo ‘servizio’, capace di creare ricchezza effettiva.

 

 

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